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Montechino
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mweaMontechino (mweqMontüchein in mwegdialetto piacentino) è una mwewfrazione del mwfacomune italiano di mwfqGropparello, in mwfgprovincia di Piacenza.

Contents

Storia
Note

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Geografia fisica

La frazione di Montechino è situata nella mwggval Riglio, valle dell'mwgwAppennino ligure formata dall'omonimo torrente. Sorge a 524 mwhqm mwhgs.l.m. e dista 6,6 mwhwkm da mwiaGropparello e 36mwiq km da mwigPiacenza.

Storia

Nel mwkqXII secolo venne edificato il mwkgcastello, con la funzione strategica di avamposto nella vallecite-ref-1[1].

Nel mwmabasso Medioevo Montechino fece parte dell'istituto della mwmqMagnifica Università della val Nure, istituzione creato dagli abitanti della mwmgval Nure per difendersi dallo strapotere dei Nicelli, famiglia nobiliare che dominò per secoli la vallata. Nel mwmw1492 la famiglia Confalonieri, fino a quel momento feudataria di Montechino, vendette il castello e le sue terre a Bartolino Nicelli, che ottenne anche l'investitura feudale sul paese, oltre che sulla vicina località di Rossoreggio e, in seguito, la nomina a contecite-ref-castello-2-0[2].

Nel mwoq1832 Montechino, così come buona parte del territorio della val Riglio posto sulla sponda destra del torrente, fino a quel momento legato prevalentemente alla mwogval Nure grazie al dominio della famiglia Nicelli, si unì ai territori della mwowval Vezzeno e della mwpaval Chero entrando a far parte del primo nucleo amministrativo del comune di Gropparellocite-ref-storia-3-0[3].

A partire dal mwqg1866 cominciarono in val Riglio, così come nella limitrofa val Chero, ricerche petrolifere, condotte inizialmente da una società genovese, poi dal conte Marazzani, dalla società francese Petroles de Montechino e, infine, dal barone francese Adolfo Zipperlen proprietario della Società Francese dei Petroli, sotto il quale l'attività d'estrazione divenne operativa nel mwqw1888cite-ref-petrolio-4-0[4].

Durante la mwsqseconda guerra mondiale, la zona subì, fino all'mwsgarmistizio dell'8 settembre vari bombardamenti da parte delle truppe mwswalleatecite-ref-bombe-5-0[5]. La zona di Montechino divenne, poi, sede del presidio del mwuagruppo corazzato Leonessacite-ref-6[6], poi, a partire dal mwvq1944, dopo essere stata conquistata dai partigiani, Montechino fu sede del Distaccamento «Ursus», parte della Divisione partigiana Val d'Ardacite-ref-castello-2-1[2]. Nell'aprile mwwg1945 la località venne bombardata nuovamente dalle truppe alleate per distruggere i pozzi petroliferi presenti, che pure, in quel frangente, erano utilizzati dalle forze mwwwpartigiane per rifornire i loro mezzicite-ref-bombe-5-1[5].

Dopo la fine della guerra, nel mwyq1950 venne sospesa l'attività estrattiva, con i pozzi che vennero in gran parte smantellaticite-ref-petrolio-4-1[4].

Monumenti e luoghi d'interesse


Posto sul monte Occhino, a picco sul torrente Riglio. Fu costruito nel XII secolo come avamposto strategico a difesa della valle. Fu inizialmente di proprietà dei Confalonieri, ai quali nel mwba1393 mwbqGian Galeazzo Visconti concesse l'investitura feudale delle terre che già tenevano nel piacentino. Nel 1492 i Confalonieri vendettero il castello alla famiglia dei Nicelli, signori per secoli della val Nure. Nel 1944 ospitò il Distaccamento «Ursus» della Divisione partigiana val d'Arda. Nel corso degli ultimi venticinque anni è stato ristrutturato nel rispetto della struttura originariacite-ref-castello-2-2[2].

Chiesa di San Donnino Martire

Edificata nel mwdg1697 per volontà del conte Alberto Nicelli con la funzione di cappella privata, venne ampliata nel mwdw1893 e, in seguito, dotata di campanile in cui si trova una campana risalente al mwea1650 con impresso lo stemma araldico della famiglia Nicelli. Venne, poi, radicalmente ristrutturata a partire dal mweq1919. Presenta una pianta a navata unica con cappelle votive ai lati. La facciata, di stile mwegneoclassico risale ai lavori effettuati dopo il 1919cite-ref-7[7].

Economia

Nel territorio limitrofo a Montechino sono presenti giacimenti di mwgqgas naturale e mwggpetrolio, che vennero sfruttati a livello industriale dal mwgw1888 al mwha1950. In questi anni vennero aperti complessivamente 349 pozzi, profondi tra i 500 e i 1100 metri, alcuni capaci di una produzione giornaliera di 40.000 litri di petroliocite-ref-petrolio-4-2[4]. Per servire i pozzi fu costruito un mwiqoleodotto lungo 29mwig km che trasportava il petrolio sino a mwiwFiorenzuola d'Arda, dove era situata una mwjaraffineriacite-ref-petrolio-4-3[4].

Note

cite-note-11. mwlwmwmamwmqCastello di Montechino, su mwmgturismo.provincia.pc.it, 16 marzo 2017. mwmwURL consultato l'11 settembre 2019 mwna(archiviato dall'mwnqurl originale il 14 settembre 2018).
cite-note-castello-22. mwpqmwpgmwpwStoria del castello di Montechino Piacenza, su mwqabocachicaplaya.com. mwqqURL consultato l'11 settembre 2019.
cite-note-storia-33. mwrqmwrgmwrwLa storia, su mwsacomune.gropparello.pc.it. mwsqURL consultato l'11 settembre 2019 mwsg(archiviato dall'mwswurl originale il 6 ottobre 2022).
cite-note-petrolio-44. mwvqmwvgmwvwMontechino e l'olio di pietra, su mwwavalnure.info. mwwqURL consultato l'11 settembre 2019.
cite-note-bombe-55. mwxwmwyamwyqMontechino di Gropparello, PC. 1945, bombe sui pozzi, su mwyggracpiacenza.com. mwywURL consultato l'11 settembre 2019.
cite-note-66. mwzwmw0amw0qGruppo corazzato Leonessa, su mw0gisses.it. mw0wURL consultato l'11 settembre 2019.
cite-note-77. mw1wmw2amw2qChiesa di San Donnino Martire <Montechino, Gropparello>, su mw2gLe chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. mw2wURL consultato l'11 settembre 2019.

Bibliografia

• mw4aGropparello e la Val Vezzeno, a cura di Stefano Pronti, TIP.LE.CO. Comune di Gropparello 1997
• mw4gI pozzi petroliferi di Montechino in mw4wGuida d'Italia - Liguria, Toscana Settentrionale, Emilia pagg. 30-31. Touring Club Italiano, Milano 1916

Voci correlate
Altri progetti

Altri progetti

• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Montechino

Collegamenti esterni

• mw7gPro Loco di Montechino, su montechino.it. URL consultato il 4 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2011).